In ricordo di GRETA

 

A GRETA DALLA SUA MAMMA
Ricordo il giorno in cui ti vidi la prima volta. Eri un fagottino tremante rannicchiato in un angolo dell’ambulatorio del canile di Crema. Era settembre del lontano 1998. Da poco avevamo perso il nostro meraviglioso LUCA, la cui scomparsa improvvisa aveva traumatizzato profondamente l’anima mia e del suo papà. Dopo averti visto il mio pensiero continuava a tornare in quell’angolo del canile di Crema. Ormai era fatta: i nostri sguardi si erano incrociati per segnare definitivamente i nostri destini. E così, cara piccola adorata GRETA, sei entrata nella nostra casa quando ancora piangevamo LUCA e dovevamo fare i conti con un inspiegabile senso di colpa per non aver rispettato un più lungo periodo di lutto. LUCA ci aveva accompagnato per otto anni con la sua scanzonata aria da vagabondo, raccolto dall’argine di Po’ dove per anni visse con un branco di cani randagi accuditi dal compianto Giorgio Reboli. Eravamo abituati bene con LUCA, discreto e composto, di poche pretese ma sempre presente. Ci aveva conquistato anche per la sua serenità interiore e per la delicatezza dei suoi movimenti, a dispetto della mole imponente. Era diventato il punto di riferimento di suo fratello SPINO, raccolto ferito dalla strada ed entrato di prepotenza nella nostra famiglia. Ma, si sa, la vita dei cani è troppo breve per noi che li amiamo. Ci lasciano proprio quando le radici dei sentimenti sono penetrate nella nostra anima, al punto di straziarla lasciando profonde cicatrici. Con te, piccola adorata GRETA, tutto è stato ancora più intenso perché la tua esistenza, costellata di continue sofferenze e difficoltà, ha segnato il nostro cammino. E perchè la fragilità e l’amore morboso di cui è capace un cane di razza Dobermann sono letteralmente disarmanti. Appena arrivata a casa non sapevi neanche tu cosa ti stava succedendo. Eri davvero terrorizzata e trascorrevi il tempo accucciata nel tuo cuscinone. Il tuo trauma psicologico era talmente grave da rendere quasi trascurabile la paralisi alla zampina anteriore destra. Per intere settimane ed, anzi, per mesi ci siamo dedicati al tuo stato d’animo nel tentativo di farti recuperare la fiducia nell’essere umano e la voglia di vivere. Certo il compito era arduo perché la tua paralisi era stata provocata da atto di violenza di fronte al quale ti eri trovata completamente indifesa. E’ merito del tuo papà Mauro se ce l’hai fatta, se, superando le tue paure, sei riuscita finalmente a trovare il tuo equilibrio. Ricordo quando, reggendoti fra le sue braccia protettive, ti portava in mezzo alle persone ed ai tuoi fratelli a quattrozampe. Quando ti accovacciava nel grembo accogliente della povera BRENDA, anziana femmina anche lei di razza Dobermann che, pazientemente e con dolcezza materna, ti riscaldava il corpo e l’anima. Ricordo quando per addormentarti avevi bisogno di sentire il battito del cuore del tuo papà Mauro e, solo allora, ti lasciavi andare e chiudevi gli occhi in un sonno tranquillo. Povera piccola. Ti attendevano ancora dure prove perché la tua salute è sempre stata fragile e solo il nostro amore ti ha consentito di vivere fino ad 11 anni. I primi di questi 11 anni li hai trascorsi da un ambulatorio veterinario all’altro, hai conosciuto il freddo dei tavoli operatori ed il dolore di una degenza lunga e faticosa. Infatti solo dopo traversie di ogni genere siamo riusciti a salvare la tua zampina paralizzata, scongiurando il rischio di una amputazione e di una setticemia. In tale circostanza hai dimostrato, nonostante la tenera età, una forza d’animo ed una dignità commoventi. Mai un lamento nelle notti in cui, febbricitante, combattevi contro una gravissima infezione post operatoria. Mai un lamento quando dovevi sopportare lunghe medicazioni e fastidiose ingessature. Quanta tenerezza nel vedere che, addirittura, ti mettevi spontaneamente in posizione, agli orari convenuti, per farti fare le iniezioni e le flebo. Si era creato qualcosa di speciale con te, piccola mia, nel condividere la paura e la sofferenza. Qualcosa che ci consentiva di percepire meglio la tua “essenza” ed il significato del nostro rapporto. La quotidianità, spesso, impoverisce il senso della vita e delle relazioni. La consapevolezza della precarietà, al contrario, acuisce la capacità di percepire le emozioni ed i sentimenti, facendo vibrare le corde della più profonda spiritualità. Ecco perché, a distanza di due anni dalla tua scomparsa, vedo ancora in modo nitido e preciso i contorni della tua figura esile e fiera, del tuo profilo orgoglioso, dell’eleganza innata con cui riuscivi quasi a nascondere i segni della grave deformazione alla zampa paralizzata. Ecco perché, a distanza di due anni dalla tua scomparsa, vedo ancora in modo nitido e preciso le belle giornate trascorse insieme correndo nei prati e passeggiando nei boschi. Perché la tua vita, piccola adorata GRETA, è stata anche questo: assaporare la gioia del contatto con la natura, assaporare la felicità di condividere le cose belle con la tua famiglia. Sempre insieme. In città durante l’anno, al mare o in montagna durante le vacanze. Sempre, sempre insieme. Perché la paura di perderti acuiva il desiderio di averti accanto in ogni momento. Non dobbiamo aver paura di aver paura. Perché è proprio lo sforzo diretto a controllare le nostre paure che stimola i più profondi meccanismi dell’interiorità, facendoci recuperare i veri valori. Quante altre volte, negli anni a venire, abbiamo temuto per la tua salute e, addirittura, per la tua sopravvivenza: torsione dello stomaco, osteomieliti, spondilosi e via dicendo. Ma, sia ben chiaro piccola mia, sul ricordo della malattia e dei momenti di difficoltà prevale nettamente la ricchezza ed il calore dell’esperienza vissuta con te. L’amore che abbiamo ricevuto da te ci ripaga di ogni sacrificio e preoccupazione. Così come la certezza di averti fatto vivere felice, sicura e protetta. Che emozione vederti scodinzolare la prima volta! Sentire i tuoi ululati di gioia quando riconoscevi il rumore dei nostri passi sulle scale di casa! Vederti “sorridere” con gli occhi pieni di luce quando ti caricavamo in auto per fare quelle belle gite che tanto amavi! Sentire la tua affettuosità senza limiti, quasi morbosa, che manifestavi in ogni momento di vita quotidiana seguendoci come un’ombra per la casa! Quanto può essere profondo il linguaggio non parlato, fatto di sguardi e scambio telepatico di informazioni! Adesso, mentre scrivo queste poche righe, il mio cuore è pervaso da emozioni contrastanti: dolore profondo per la tua mancanza e tenerezza infinita al passaggio dei bei ricordi. Sicuramente te ne sei andata prematuramente. La tua vitalità era ancora vibrante e nulla avrebbe potuto spezzarla se non una terribile malattia. Malattia che, purtroppo, un giorno ti ha colpito senza pietà….senza pudore. Tu, creatura meravigliosa e innocente, hai dovuto affrontare il decorso di un terribile linfoma maligno. Ma anche in quest’occasione ti sei comportata meglio di noi, esseri umani malati di pietismo ed autocommiserazione. Le terapie chemioterapiche ti hanno regalato qualche mese in più da condividere con chi ti amava immensamente. Ma, inesorabile, è comunque giunto il tuo ultimo giorno. Lo ricordo come fosse ieri. Eri bellissima e dai tuoi occhi traspariva una luce speciale, intensa ed autorevole. Sembrava quasi volessi rassicurarci e proteggerci dall’incontenibile sofferenza che, ormai, sgorgava copiosamente sotto forma di lacrime silenziose. Ti abbiamo portato in uno dei tuoi posti preferiti, in mezzo alle colline in fiore, spazzate da una leggera brezza profumata. Tutto, in quel giorno sospeso e ovattato, sembrava un inno alla vita: i colori vivaci e gli odori intensi della natura d’agosto, il cinguettio degli uccelli ed il sibilo del vento fra le fronde degli alberi . E tu, compostamente seduta, allungavi il naso umido a captare i lontani effluvi odorosi. Ad un certo punto ti sei eretta sulle quattro zampe e, fiera nonostante il tuo equilibrio traballante, hai abbaiato ad un’auto dispettosa che, “arrancando” nello stretto sentiero, stava spezzando l’idillio di un momento incantato. Hai continuato a far sentire la tua voce finchè l’auto non si è allontanata, imprimendo a fuoco nella mia mente il timbro di quel grido alla vita. Piccola mia, un’ora dopo ti sei addormentata per sempre, ma tu eri convinta di correre verso il tuo letto (che poi era anche quello della tua mamma e del tuo papà) per fare il solito sonnellino pomeridiano. E l’ultimo sguardo ha unito per sempre le nostre anime … !! agosto 2011…


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